L'importante non è vincere le argomentazioni,
ma occupare la scena.
E ogni menzogna, se ripetuta abbastanza,
diventa identità.
Il leader non deve essere credibile,
ma riconoscibile in una sorta di rivalsa emotiva continua.
L'odio, allora come oggi, non è un effetto collaterale:
è il collante.
Il peggio non arriva mai annunciandosi come tale.
Arriva travestito da nostalgia, da protezione, da buon senso.
Arriva quando ci convinciamo che non è poi così grave
e che, in un modo o nell'altro, il sistema democratico se la caverà.
Giulio D'Antona, dalla recensione del libro di Sergio Luzzatto: Morès, "Il primo fascista", Tuttolibri 7/2/26
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