martedì, ottobre 23, 2012

Troppo successo

Quando in un dato paese e in un dato momento della storia, vedo che gli applausi piovono, che la religione è onorata da tutti e che Dio come la Chiesa hanno un grande successo, ogni spirito prudente e veramente ispirato dalla fede sarà non già tranquillo, come spesso siamo stati, ma inquieto, temendo che sia qualche specie di idolo che si adora al posto del vero Dio, e che sia una qualche deformazione della religione ad avere un tale successo. John Henry Newman

mercoledì, ottobre 17, 2012

Mancanza d'amore

Oggi non abbiamo più neppure il tempo per guardarci, per parlarci, per darci reciprocamente gioia, e ancor meno per essere ciò che i nostri figli si aspettano da noi, che un marito si aspetta dalla moglie e viceversa. E così siamo sempre meno in contatto gli uni con gli altri. Il mondo va in rovina per mancanza di dolcezza e di gentilezza. La gente è affamata d'amore. Madre Teresa


 

lunedì, ottobre 15, 2012

Santi

Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all'ingiustizia sociale.
Don Milani, da "Esperienze pastorali"

giovedì, ottobre 11, 2012

Satana

Satana è molto spirituale. La sua natura è la stessa di un puro spirito. In lui non vi è neppure un'oncia di materia. Non ha propensione per il materialismo banale. E quindi – ci si può scommettere – la spiritualità è il suo stratagemma.

Ci si potrà sorprendere, ma è difficile contestare queste righe del libro La fede dei demoni (Marietti 1820, 2010) del filosofo francese Fabrice Hadjadj, nato nel 1971, di origine ebraica, convertito dall'ateismo al cattolicesimo. Satana, come insegna la dottrina tradizionale, è «puro spirito»; perciò, non è così ingenuo da affidarsi al materialismo greve per convertire a sé le persone più avvedute. No, sceglie spesso un'altra via, quella dello spiritualismo etereo, magico, esoterico che colma ormai intere biblioteche specializzate e si vende persino su eBay. Egli, allora, propone una sua fede, lasciando da parte gli attrezzi arrugginiti di un certo ateismo alla "Unione Atei Agnostici Razionalistici" che sa tanto di vecchia congrega miscredente e gaudente («Dio non c'è: goditi la vita!»). Satana predilige, invece, una spiritualità individualistica, egoistica, snob e detesta la "carnalità" cristiana che costringe a sporcarsi le mani nel curare malati, a varcare soglie di carcere rovinandosi la reputazione interessandosi ai colpevoli, a impantanarsi negli spazi fangosi riservati ai nomadi, a curare vecchi bavosi, servendo a mensa brutti ceffi affamati. Eppure, il Dio cristiano del Natale si nasconde proprio lì, nella carne degli ultimi della terra, lui che ha scelto di finire sull'equivalente di allora della sedia elettrica. Aveva ragione un altro filosofo più celebre, l'austriaco Ludwig Wittgenstein: «Il cristianesimo non è una dottrina, né una teoria sull'anima umana. È la descrizione di un evento reale nella vita dell'uomo». Da Il Mattutino di Gianfranco Ravasi (Avvenire, 13.12.11)

 

mercoledì, ottobre 10, 2012

Colonialismo

Dopo aver visto per ben due volte il film "Des hommes et des dieux" (Uomini di Dio), sui monaci trappisti di Tibhirine, sto ora leggendo un libro che parla dei martiri d'Algeria (M.Mc Gee, Christian Martyrs for a muslim people, 2008). La loro storia mi dà una chiave di lettura della situazione dei cristiani un po' ovunque. L'aspetto che mi colpisce di più è che, in Algeria, la colonizzazione prima e la decolonizzazione poi hanno lasciato dietro di sé un grande senso di umiliazione. Nelle nostre conversazioni, quando parlerò di umiliazione, non penso tanto a situazioni in cui qualcuno interviene dall'esterno per umiliare di proposito un altro, a situazioni in cui ci sarebbero per così dire degli umiliatori e degli umiliati. Voglio piuttosto evocare situazioni in cui le circostanze della storia hanno portato con sé, nei confronti di un gruppo, di una Chiesa, di una cultura che si trovava in posizione dominante o per lo meno riconosciuta, un ribaltamento e quindi un'umiliazione. In Algeria i francesi avevano fatto anche del bene, costruito scuole, ospedali, belle opere. Le gestivano, trasmettendo però un messaggio implicito: che gli Algerini non sarebbero stati capaci di fare altrettanto. Jean Vanier, Avvenire, 19.2.12 


martedì, ottobre 02, 2012

Il prete

Se il prete una volta parla dieci minuti più a lungo: è un parolaio.
Se durante una predica parla forte: allora urla.
Se non predica forte: non si capisce niente.
Se possiede un'auto personale: è capitalista, è mondano.
Se non ha un'auto personale: non è capace di adattarsi ai tempi.
Se visita i suoi fedeli fuori parrocchia: allora gironzola dappertutto.
Se frequenta le famiglie: non è mai in casa.
Se rimane in casa: non visita le famiglie.
Se parla di offerte e chiede qualcosa: non pensa ad altro che a far soldi.
Se non organizza feste, gite, incontri: nella parrocchia non c'è vita.
Se in confessionale si concede tempo: è interminabile.
Se fa in fretta: non è capace di ascoltare.
Se comincia la Messa puntualmente: il suo orologio è avanti.
Se ha un piccolo ritardo: fa perdere tempo a un sacco di gente.
Se abbellisce la Chiesa: getta via i soldi inutilmente.
Se non lo fa: lascia andare tutto alla malora.
Se parla da solo con una donna: c'è sotto qualcosa.
Se parla da solo con un uomo: eh!
Se prega in Chiesa: non è un uomo d'azione.
Se si vede poco in Chiesa: non è un uomo di Dio.
Se si interessa agli altri: è un impiccione.
Se non si interessa: è un egoista.
Se parla di giustizia sociale: fa della politica.
Se cerca di essere prudente: è di destra.
Se ha un po' di coraggio: è di sinistra.
Se è giovane: non ha esperienza.
Se è vecchio: non si adatta ai tempi.
Se muore: non c'è nessuno che lo sostituisce!

 

anonimo