giovedì, marzo 12, 2009

Superlativi

In questo mondo tutto teso al raggiungi­mento del successo, le nostre vite soggiac­ciono sempre più alla tirannia dei superla­tivi. Decantiamo il grattacielo più alto, il corridore più veloce, l'uomo più alto, il ponte più lungo, lo studente più brillante. (Noi, in Olanda, ci vantiamo dell'opposto: abbiamo la cittadina più piccola, la stradi­na più stretta, la casetta più piccola... e le scarpe più scomode). H.J.M. Nouwen

mercoledì, marzo 11, 2009

Sedere

Anche sul trono più elevato del mondo si é pur sempre seduti sul proprio sedere.   Montaigne

 

 

martedì, marzo 10, 2009

Se sei una brava persona

Se sei una brava persona, «come si deve», se la virtù ti riesce facile, stai in guardia! Molto ci si aspetta da coloro a cui molto è stato dato. Se scambi per tuoi meriti quelli che sono in realtà doni ricevuti da Dio tramite la natura, e se ti accontenti di essere semplicemente una brava persona, sei ancora un ribelle, e tutti quei doni non faranno che rendere la tua caduta ancora più terribile, la tua corruzione più intricata, il tuo cattivo esempio più disastroso. Il Diavolo un tempo era un arcangelo: le sue doti naturali erano superiori alle tue quanto le tue sono superiori a quelle di uno scimpanzé.   C.S. Lewis, Il cristianesimo così com'è, Adelphi, Milano 1997

lunedì, marzo 09, 2009

Il denaro

Il denaro è come il letame che non serve se non è sparso.

Francis Bacon

venerdì, marzo 06, 2009

Microcredito

Pensate al mondo ingiusto che abbiamo creato: ci vivono 6 miliardi di abitanti e possiamo dire con sicurezza che la metà non ha accesso ai servizi finanziari. Anche più della metà. E non bisogna andare in Bangladesh per rendersene conto. Guardatevi intorno in Italia: quante persone non hanno accesso ai servizi finanziari? È un problema di cui la religione si occupa da sempre, parlando dell'usura e del potere che ha di distruggere la vita delle persone. Lo dice chiaramente il Cristianesimo e ne parla anche l'Islam che condanna l'interesse perché è uno strumento di sfruttamento.

Ma mentre le religioni si preoccupano dell'usura, cos'hanno fatto le istituzioni finanziarie tradizionali e i governi?[…]

In un mondo in cui non puoi iniziare niente di nuovo senza soldi, dire che una persona non può avere credito è come condannarla a morte.[…]

Ma allora, perché non possiamo pensare di creare un mondo completamente libero dalla povertà? L'unica cosa che dobbiamo fare è aiutare le persone povere a tirare fuori le potenzialità e la creatività che hanno dentro.

A questo servono i piccoli prestiti.    Muhammad Yunus (Vita n°13 del 29-03-2002)

giovedì, marzo 05, 2009

Successo

Quando cominciamo ad attribuire troppo peso ai risultati del nostro lavoro, poco a poco maturiamo l'erronea convinzione che la vita sia una sorta di tabellone su cui qualcuno va elencando i nostri punti per poi decretare il nostro valore. E prima d'essercene resi conto appieno, abbiamo venduto le nostre anime ai tanti arbitri sempre pronti a fissarci un punteggio. Con ciò, ecco che non siamo più solo nel mon­do, ma anche del mondo. E diveniamo ciò che siamo per il mondo. Siamo intelligenti perché qualcuno ci attribuisce un quozien­te elevato. Utili perché qualcuno ci dice grazie. Simpatici perché piacciamo a qual­cuno. E importanti perché qualcuno ci re­puta indispensabili. In breve: valiamo per­ché abbiamo successo. E più permettiamo che i nostri traguardi – i risultati delle no­stre azioni – divengano i criteri della no­stra auto-stima, più finiamo per nuocerci sotto il profilo mentale e spirituale, sempre a chiederci se sapremo restare all'altezza delle aspettative che abbiamo creato con i nostri ultimi successi. Nella vita di molte persone si innesca così una sorta di circolo vizioso: le loro ansie crescono in modo direttamente proporzionale ai loro successi.

H.J.M. Nouwen, "Meditazioni sulla vita cristiana", Queriniana, Brescia 1998

mercoledì, marzo 04, 2009

La preghiera

Chi prega riceve grandi doni dalla preghiera,

prima ancora di ricevere quello che chiede.

La preghiera calma i turbamenti dell'anima,

assopisce la collera,

scaccia la gelosia,

spegne la cupidigia,

diminuisce e inaridisce

l'attaccamento ai beni di questa terra,

procura allo spirito una pace profonda.

Giovanni Crisostomo

martedì, marzo 03, 2009

Imparare a donare

Bisogna amarsi in casa,

spartire l'amore in casa

per imparare a donare agli altri.

E poi imparare a dare deve costare,

deve farci male perché valga!

La rinuncia a qualcosa che vogliamo avere...

questo è amore!

Madre Teresa di Calcutta

domenica, marzo 01, 2009

Calmati

Se senti vacillare la fede per la violenza della tempesta, calmati: Dio ti guarda.
Se ogni cosa che passa cade nel nulla, senza più ritornare, calmati: Dio rimane.
Se il tuo cuore è agitato e in preda alla tristezza, calmati: Dio perdona.
Se la morte ti spaventa, e temi il mistero e l'ombra del sonno notturno, calmati: Dio risveglia.
Dio ci ascolta, quando nulla ci risponde; è con noi, quando ci crediamo soli; ci ama, anche quando sembra che ci abbandoni.

S.Agostino

giovedì, febbraio 26, 2009

Buonanotte, Papà

Buonanotte, Papà! Ho messo le mie mani nelle tue.
Il sonno, (o la morte), attraversa la notte breve.
Soffia appena, sulla bolla errante dei miei sogni
perché mi porti le rose del domani.

Buonanotte, Pap
à! Le tue dita hanno accarezzato le mie palpebre.
Il sonno, (o la morte), se ne viene a passi leggeri,
e verso mezzanotte spadroneggeranno i pericoli.
Io mi addormenter
ò senza paura, salmodiando le mie preghiere.

So che te ne stai seduto al capezzale del mio letto,
e se una qualche vertigine spaventa la mia anima,
tu mi prendi tra le braccia, come fa una mamma
col suo bambino, nel suo letto, dopo un brutto sogno.

Non sono un santo, o mio Dio, perché tu vegli
cullandomi tra le braccia per scacciare i miei brividi.
Non sono che un bambino, ho solo le mie cantilene
e non valgo certo pi
ù di un uccellino con le sue piume.

E non so perché mi ami... Ogni sentiero
mi porta a te, ma senza lotte, senza scosse.
Il sonno, (o la morte), scivola sulla notte dolce...
Buonanotte, Pap
à! Accogli la mia anima tra le tue mani.


Marie Noel, liberamente tradotta

mercoledì, febbraio 25, 2009

martedì, febbraio 24, 2009

Staccarsi dal mondo

Nella misura in cui abbiamo perduto le co­se che ci facevano dipendere da questo mondo, qualsiasi cosa «mondo» significhi – padre, madre, figli, carriera, successo o riconoscimenti –, ecco che possiamo dar vita a una comunità di fede in cui vi sia poco da difendere, ma molto da condividere. Affinché, come comunità di fede, prendiamo il mondo sul serio, ma mai troppo sul serio. In una comunità di que­sto tipo possiamo adottare un po' della mentalità di Papa Giovanni, un uomo ca­pace di ridere di se stesso. Quando un alto funzionario gli domandò: «Santo Padre, quante persone lavorano in Vaticano?», egli esitò un attimo e poi rispose: «Beh, suppongo circa la metà di loro».

H.J.M. Nouwen, "Meditazioni sulla vita cristiana", Queriniana, Brescia 1998

 


domenica, febbraio 22, 2009

Noi delle Aeriche

Sono convinta, e non solo per fede, ma perché vedo dei chiari indizi, che nel prossimo secolo le culture indigene, noi delle Americhe, lungi dallo scomparire, saremo degli interlocutori validi nel dialogo sociale.  Rigoberta Menchù

 

venerdì, febbraio 20, 2009

Ladroni

Guardate fratelli, i ladroni crocifissi con Cristo, per vedere l'altra realtà. Quante volte si vide in Roma crocifiggere un ladrone per avere rubato poca cosa e nello stesso giorno essere portato in trionfo un dittatore che con l'esercito e le legioni aveva spogliato e rubato la terra degli altri popoli. Chi ruba una barca è pirata, chi ruba un'armata è imperatore. Chi ruba terre è onorato latifondista, proprietario, commerciante; chi occupa un pezzetto di terra per sopravvivere è ladrone; mentre questi sottrae un palmo di suolo e resta soggetto a vivere in continuo rischio e pericolo di morte, i grandi rubano senza timore e senza pericolo. Se i poveri rubano sono impiccati; ma se sono i ricchi a rubare… essi rubano e impiccano. Il grande poliziotto uccide i ladroni per avere la libertà di poter rubare da solo. P.Ezechiele Ramin

giovedì, febbraio 19, 2009

Abbiate un sogno

Abbiate un bel sogno. Seguite soltanto un sogno. Il sogno di tutta la vita. La vita umana che ha un sogno é  lieta. Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno. La vita umana che sembra lunga é corta. Sia il vostro un sogno che miri a rendere liete non soltanto tutte le persone, ma anche i loro discendenti. È bello sognare di rendere felice tutta l'umanità. P.Ezechiele Ramin

 

mercoledì, febbraio 18, 2009

Amicizia

La gente crede che l'amicizia consista nell'uguaglianza.

Sono troppo impazienti per attendere i bellissimi effetti che possono sorgere da due contrapposizioni sincere.

Peter Rosegger

 

martedì, febbraio 17, 2009

Strana umanità

Quando qualcuno si vergogna delle proprie radici o si sente superiore alle culture altrui, l'umanità fa un passo indietro.  Rigoberta Menchù

lunedì, febbraio 16, 2009

Al banco di prova

Per interessarsi della gente, dei suoi problemi, ci vuole un amore grande che ti possa dare la forza di non stancarti mai. Ed è difficile. Fino ad ora tutto è andato liscio, ma quando ci sarà della gente che ti imbroglierà, che ti userà violenza, allora sarai al banco di prova: non si può amare solo la gente che ci fa comodo… La forza di perseverare, se non hai approfondito i temi e i valori di questo fare, scomparirà. Mah! Io credo comunque alla gente anche quando so che mi imbroglia. È difficile vedere Cristo in questa gente, eppure c'è!! P.Ezechiele Ramin

 

 

venerdì, febbraio 13, 2009

L'escluso

è la condizione dell'escluso e non il suo cuore a costituire il luogo privilegiato della Bontà Divina. Il suo cuore può essere criminale e menzognero come ogni altro cuore umano. Anche lui può cercare il potere e darsi da fare per mascherare la sua povertà e, fatte le dovute proporzioni, può essere animato dalla stessa cupidigia del capitalista. Colui che mortifica il compagno, che fa a pugni per un posto all'uscita della chiesa o per una coperta, che si azzuffa perché si sente offeso, ruba..., si mette allo stesso livello degli oppressori.   È dunque a sua insaputa che il povero, l'escluso è rivelatore della vera umanità. Il vero servizio che ci rende è che ci umanizza, che ci manifesta che cos'è l'uomo. L'indigente ci manifesta che l'essere umano è piccolo, debole, fragile, peccatore e mortale. La società moderna cerca di cancellare tutto ciò, vuole illudere, fare in modo che l'uomo appaia ricco, potente, bello, immortale. L'escluso è invece la prova vivente che l'uomo non è Dio, anzi che ha bisogno di Dio, del Suo Amore, della Sua Misericordia.

Da "Clochard"di Michel e Colette Collard Gambiez. marito e moglie che hanno scelto di vivere la loro vita insieme ai barboni

giovedì, febbraio 12, 2009

Assurdità

Non affliggerti per chi muore.

Quale assurdo: credere in un paradiso eterno,

e poi compatire chi ci va!

San Giovanni Crisostomo


 

mercoledì, febbraio 11, 2009

Matrimonio e Famiglia

Il matrimonio e la famiglia sono il cuore stesso di una civiltà, lì è custodito il nucleo più intimo di una cultura e di una tradizione che fa tutt'uno con la nostra identità collettiva. La doverosa, cordiale apertura al pluralismo delle culture e dei modelli familiari deve convivere con la cura di custodire principi e valori di portata universalistica, retaggio della nostra tradizione europea e occidentale. Solo l'esercizio di tale discernimento, dentro la società multiculturale che sarà sempre più la nostra, può metterci al riparo per un verso dal relativismo-sincretismo, per altro verso dalle derive dello Stato etico.  "Famiglia e Politica" di Carlo Maria Martini.

martedì, febbraio 10, 2009

A Te, Signore

Quando la freccia giungerà a colpire
gli attimi del mondo
e non saranno pi
ù
calici i monti
né giacigli i mari,
andremo insieme a celebrare notti di plenilunio.
A Te, Signore, il dono delle lacrime
prima che si pieghi la candela
al tempo assorto a consumarla.

Luciana Frassati, "Mio fratello Pier Giorgio"

domenica, febbraio 08, 2009

Pace

Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e lo avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non sarà chiedere troppo. È l'unica soluzione possibile.

Etty Hillesum, Diario 1941-1943

venerdì, febbraio 06, 2009

Fame e opulenza

I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza.
La chiesa trasale davanti a questo grido d'angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello.
Paolo VI - Populorum progressio – 26 marzo 1967 – S.Pasqua

giovedì, febbraio 05, 2009

La morte non è niente

La morte non è niente.
Sono soltanto nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Ciò che eravamo prima l'uno per l'altro,
lo siamo ancora.
Chiamami col mio vecchio nome,
che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso
che hai sempre usato.
Non cambiare il tono di voce,
non assumere un'aria di tristezza.
Ridi come sempre facevi ai piccoli scherzi
che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!...
Il mio nome sia sempre
la stessa parola familiare di prima:
pronuncialo senza traccia di tristezza.
La vita conserva tutto il significato
che ha sempre avuto.
È la stessa di prima,
c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, solo per un attimo,
in un posto qui vicino,
proprio dietro l'angolo.
Il tuo sorriso è la mia pace.

Henry Scott Holland

mercoledì, febbraio 04, 2009

Il rispetto

Sappi che ogni faccia è un miracolo. È unica. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Nessuno ha il diritto di umiliare un'altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità.  Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia 

lunedì, febbraio 02, 2009

La modernità

La modernità non è una cosa astratta. In verità ci siamo dentro, ciascuno di noi è moderno se vive autenticamente ciò che vive. Non è questione di tempi. Il problema è essere realmente presenti alle situazioni in cui si vive, essere in ascolto, lasciare risuonare le parole degli altri dentro di sé e valutarle alla luce del Vangelo.
card. Martini - La Repubblica - 16 marzo 2007

La buona strada

Non basta essere sulla buona strada;

se infatti ve ne starete seduti ai margini

non vi porterà mai alla meta.

   Proverbio russo

mercoledì, gennaio 28, 2009

Domandona

Caro Dan Tonino, sono un ragazzo di terza media e ho una sola domanda da fare. Io temo che le religioni e gli Dei in cui gli uomini credono siano solo una finzione, un modo per rifugiarsi, per sperare nei momenti di paura, un modo che ci dà anche forza e coraggio. In fondo l'uomo primitivo associava dei fenomeni a delle divinità e oggi riuscendo a dare una spiegazione scientifica siamo certi che quelle idee siano inesistenti.
Probabilmente in futuro l'uomo sarà certo che Dio non esiste, che era un modo per spiegargli le cose brutte e belle che accadono; come una storia che si racconta ai bambini per tranquillizzarli.  Diego
Caro Diego, hai una sola domanda, ma che domanda... E io non ha una risposta convincente da darti. Ci proverò, ma so già che alla fine rimarrai con gli stessi dubbi. Però non sarà stato inutile essersi fermati a riflettere. lo sono convinto che tutti gli uomini passati su questa terra, eccetto Gesù, hanno avuto gli stessi tuoi dubbi. E tutti hanno pensato che prima o poi si potesse fare a meno di Dio. Quando è stato inventato il parafulmine, si è pensato: «Visto che Dio non, c'entrava niente con il fulmine! È un fatto
naturale. Non c'è più bisogno di Dio per spiegarlo». La stessa cosa si. è pensato quando sessanta, settant'anni fa si è passati dalla civiltà contadina a quella industriale ed è iniziato un progresso scientifico, tecnico, sociale vertiginoso. Si è detto: «Per curare gli occhi, non c'è più bisogno di santa Lucia. Basta l'oculista. Per i denti non serve più pregare sant'Apollonia. Basta il dentista. Per partorire senza rischi, l'ostetrico è molto più sicuro di sant'Anna». E così via. Sembrava proprio che il progresso avesse deciso definitivamente la morte dl Dio. Ma invece di Dio sono morte le illusioni di poterne fare a meno.  Adesso abbiamo tutto. Possiamo trapiantare gli organi, allungare le gambe, riattaccare le mani, far scomparire il grasso eccessivo, però... Però le persone infelici, depresse, disperate non sono diminuite. Anzi aumentano sempre di più coloro che si chiedono: «Che senso ha questa nostra vita se poi all'improvviso finisce? Che senso ha la vita se chi è buono e onesto non è apprezzato, mentre chi è delinquente e disonesto ha successo? Che senso ha la vita se chi viene ammazzato e chi ammazza muoiono allo stesso modo?» Caro Diego, io credo fermamente che non siamo nati per caso; che ogni vita, anche quella che termina dopo pochi mesi, come quella che si spegne dopo anni di tubi e macchine che la sostengono, è un dono; che il giusto e l'ingiusto non avranno la stessa sorte. Perché Dio dà senso a tutto. E tu?
Tonino Lasconi (Avvenire, Popotus, 22 gen 2009)

martedì, gennaio 27, 2009

Lasciate che chiunque venga a me

Il culto religioso ai suoi livelli più alti è un'esperienza sociale in cui persone di tutte le condizioni si uniscono per realizzare la loro identità e unità sotto Dio. Quando la Chiesa, consapevolmente o inconsapevolmente, si rivolge a una classe sola perde la forza spirituale della dottrina che afferma "lasciate che chiunque venga a me" e rischia di trasformarsi in poco più di un club sociale con una sottile vernice di religiosità.
M.L.King - "Lettera da una prigione di Birmingham"

lunedì, gennaio 26, 2009

Parlar chiaro

Credo che la chiesa italiana debba dire cose che la gente capisce, non tanto come un comando ricevuto dall'alto, al quale bisogna obbedire perché si è comandati. Ma cose che si capiscono perché hanno una ragione, un senso. Prego molto per questo.
 
card. Martini - La Repubblica - 16 marzo 2007

venerdì, gennaio 23, 2009

La famiglia è un'altra cosa

La camorra chiama "famiglia" un clan organizzato per scopi delittuosi, in cui è legge la fedeltà assoluta, è esclusa qualunque espressione di autonomia, è considerata tradimento, degno di morte, non solo la defezione, ma anche la conversione all'onestà, la camorra usa tutti i mezzi per estendere e consolidare tale tipo di "famiglia", strumentalizzando perfino i sacramenti.

Per il cristiano, formato dalla scuola della Parola di Dio, per "famiglia" si intende soltanto un insieme di persone unite tra loro da una comunione di amore, in cui l'amore è servizio disinteressato e premuroso, in cui il servizio esalta chi lo offre e chi lo riceve.

La camorra pretende di avere una sua religiosità, riuscendo, a volte, a ingannare, oltre che i fedeli, anche sprovveduti o ingenui pastori di anime.   Don Peppino Diana

giovedì, gennaio 22, 2009

Solo perdenti

Ormai, i tanti fiumi di sangue versato sono una testimonianza e una prova, una cosa è chiara a tutti: i palestinesi non saranno in grado di cacciare tutti gli ebrei in mare e gli israeliani non riusciranno a reprimere il desiderio di libertà dei palestinesi relegandoli nel deserto. La storia ci impone di convivere tutti insieme su questa terra e prima capiremo che in questa guerra ci sono solo perdenti e meglio sarà per tutti noi.

Sessantaquattro anni fa, quando i miei nonni sono stati inviati ai crematori in Europa, il mondo libero e civilizzato era latente e non sollevò un dito per salvarli. Oggi, ancora, sessanta anni dopo, mentre israeliani e palestinesi vanno al macello scagliandosi senza pietà l'uno contro l'altro, il mondo di nuovo guarda dall'altra parte e non fa nulla per porre fine a questa mattanza. Questa è una vergogna! Questo è un crimine!

Rami Elchanan – Parent's Circle, associazione israelo-palestinese dei genitori delle giovani vittime della guerra

 

 

 

mercoledì, gennaio 21, 2009

Schiavitù

Può darsi che le scarpe che calzate e il tappeto che calpestate siano stati fatti da schiavi pakistani.
Può darsi che la camicia che indossate e l'anello che portate al dito siano stati rispettivamente cuciti e levigati da qualche schiavo indiano.
Sono opera di schiavi i mattoni per la fabbrica che ha prodotto la televisione che guardate.
Sono schiavi brasiliani a produrre il carbone che serve a temprare l'acciaio delle sospensioni della vostra automobile o la lama del vostro tagliaerba.
Schiavi non pagati.
Il vostro pacchetto di investimenti e il vostro fondo pensionistico possiedono azioni di compagnie che impiegano lavoro non pagato nei paesi in via di sviluppo.
Gli schiavi mantengono bassi i vostri costi e innalzano i profitti dei vostri investimenti.
Kevin Bales

martedì, gennaio 20, 2009

I miei figli

Non ho da fare altra preghiera che questa:  i miei figli, una volta cresciuti, puniteli, cittadini, tormentandoli come io tormentavo voi, se vi sembra che si preoccupino dei soldi e d'altro prima che delle virtù; e se fanno finta di essere qualcosa ma non sono nulla, svergognateli come io facevo con voi, perché non si prendono cura di ciò di cui occorre curarsi e pensano di essere qualcosa senza valer nulla. E se farete così, io sarò trattato giustamente da voi, ed anche i miei figli.
Platone - "Apologia di Socrate"

domenica, gennaio 18, 2009

Poveri e politica

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è un tutt'uno.

Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.  Lorenzo Milani 

 

 

venerdì, gennaio 16, 2009

La Pace come stile di vita

Il Medio-Oriente è lo specchio del mondo intero dedito alla competizione.

Non basta condannare la guerra, bisogna uscire noi per primi dalla sua logica. Per farlo occorre smettere di pensare alla pace solo come a una meta. Questo la fanno anche i violenti, dicendo di combattere per realizzarla.

La Pace deve valere anzitutto come metodo tramite l'azione nonviolenta. Ecco l'alternativa all'impotenza di chi sa solo distruggere. "Metodo" significa via. La via è data da mezzi in se stessi pacifici, dal dialogo allo sciopero, dal diritto alla diplomazia, dalla pressione economica alla diffusione di idee e informazioni. Qualche esempio?

Revocare il consenso a chi organizza dominio e guerra. Educare nella e alla pace. Interporsi per mediare tra quelli che si odiano. Rinunciare al cinismo e imparare a sperare non per se, ma per tutti. Relativizzare in ogni campo le differenze che pretendono di spezzare il legame dell'umanità comune e credere in ciò che ci unisce. Spingersi, nella pratica del volontariato, sino alla promozione della giustizia sociale. Introdurre nei comportamenti economici la logica della cooperazione, disobbedendo alla stolta regola della competizione universale. Praticare l'ospitalità. Fare del sistema giuridico una leva di cambiamento verso la giustizia per tutti. Rispondere all'oppressione con la non-collaborazione e con la rivolta non-violenta. Soprattutto, fare politica per costruire la pace ogni giorno, lì dove si vive come nel mondo, dando attuazione ai diritti umani a partire dai diritti degli altri.

La svolta si chiude adottando la pace come metodo di vita. Roberto Mancini - Avvenire

giovedì, gennaio 15, 2009

Siamo figli dello stesso Dio

Siamo figli dello stesso Dio.
Lavoriamo nella stessa vigna.
Il fatto di usare cancelli diversi non farà una grande differenza
se ci ricordiamo di lasciarli aperti agli altri.
Jacob Weinstein, rabbino askenazita

mercoledì, gennaio 14, 2009

Padre e figli

Noi possiamo cessare di essere figli di Dio,

ma Dio non può cessare di essere nostro Padre.
Louis Evely

 

 

 

 

martedì, gennaio 13, 2009

Ama le domande

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore... e cerca di amare le domande, ...non cercare ora le risposte che non possono esserti date, poiché non saresti capace di convivere con esse. Rainer Maria Rilke

domenica, gennaio 11, 2009

Se mi ami non piangere

Non piangere per la mia dipartita. Ascolta questo messaggio. Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire ciò che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti.
Sono ormai assorbito dall'incanto di Dio, dalla sua sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al confronto. Mi è rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto. Ci siamo visti e amati nel tempo: ma tutto era allora fugace e limitato. Ora vivo nella serena speranza e nella gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi. Tu pensami così. Nelle tue battaglie, orièntati a questa meravigliosa casa dove non esiste la morte e dove ci disseteremo insieme, nell'anelito più puro e più intenso, alla fonte inestinguibile della gioia e dell'amore. Non piangere, se veramente mi ami.
S.Agostino

venerdì, gennaio 09, 2009

La Sacra Famiglia

[...] Ma ascoltate: non avete che da chiudere gli occhi per sentirmi e vi dirò come li vedo dentro di me. La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L'ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio! Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia». E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l'espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria.

E Giuseppe? Giuseppe, non lo dipingerei. Non mostrerei che un'ombra in fondo al pagliaio e due occhi brillanti. Poiché non so cosa dire di Giuseppe e Giuseppe non sa che dire di se stesso. Adora ed è felice di adorare e si sente un po' in esilio. Credo che soffra senza confessarselo. Soffre perché vede quanto la donna che ama assomigli a Dio, quanto già sia vicino a Dio. Poiché Dio è scoppiato come una bomba nell'intimità di questa famiglia. Giuseppe e Maria sono separati per sempre da questo incendio di luce. E tutta la vita di Giuseppe, immagino, sarà per imparare ad accettare. Miei buoni signori, questa è la Sacra Famiglia.     Jean-Paul Sartre (Bariona, C.Mariotti Edizioni)

martedì, dicembre 23, 2008

L'asino del presepe

Cercate di capirmi: non era giorno, ma la notte era diventata più chiara del giorno e la musica veniva da esseri che non vedevo, ma che sentivo: dovevano essere senza numero. Cantavano meglio dei mandriani della mia terra lontana. La donna era seduta sullo strame, e l'uomo chino presso di lei. C'era tanta luce che non so di dove venisse, se dalla donna o da dove. Poi vidi. Aiutata dall'uomo, la donna cercava di fasciare alla meglio un bambino. Era nato un bambino mentre io sonnecchiavo. Lo vedevo sotto i miei occhi, in grembo alla donna che lo baciava. Era un bimbo piccolo come gli altri. Eppure, ad un tratto, quando i miei occhi lo guardarono meglio, mi sentii come inaridire le vene dalla gioia. Non sapevo perché, ma fui sicuro che il mondo era cambiato. Mi sentii intenerire. Feci un raglio di giubilo, ma discreto; fu la prima volta che ragliai sottovoce. E, insieme al bue, cominciai a leccare il bambino e a fiatargli sopra, perché non tremasse troppo. Poi capitò tanta gente con doni e feste, ma i primi a fargli compagnia fummo il bue e io. L'uomo non capisce perché guardo sempre per terra, e perché ogni tanto raglio senza motivo. È perché per me il cielo l'ho visto la prima volta per terra, in grembo a una donna, e a ogni passo che faccio, sotto qualunque soma, ho l'assurda speranza di rivederlo ancora, prima di rientrare nel mio nulla. Nemmeno sa l'uomo perché sono paziente e quasi mai mi ribello alla sua durezza. È perché l'unica volta che ho carezzato il mio Creatore, quella notte, anch'egli aveva la forma d'un figlio di donna.
Nazareno Fabretti
 

L'arte di amare

La prima qualità dell'amore cristiano è amare tutti. Quest'arte di amare vuole che amiamo, come fa Dio, tutti, senza distinzione. Non c'è da scegliere tra simpatico o antipatico, vecchio o giovane, connazionale o straniero, bianco o nero o giallo, europeo o americano, africano o asiatico, cristiano o ebreo, musulmano o induista… Utilizzando un linguaggio oggi abbastanza noto,  possiamo dire che l'amore non conosce "alcuna forma di discriminazione". Chiara Lubich

lunedì, dicembre 22, 2008

Non di solo pane

"L'uomo non vive di solo pane.
Ha bisogno di luce, di bellezza, di interiorità.

La nostra società si accanisce sul consumo, sul benessere,
e ci rende eleganti eppur volgari, pasciuti eppur vuoti.

Abbiamo perso la capacità di fermarci a contemplare,
di gustare la poesia,
di gioire delle cose semplici e nascoste".

 Gianfranco Ravasi

 

giovedì, dicembre 18, 2008

Ci vogliono i poveri

Fanno paura i poveri, ma c'è qualcuno che li vorrebbe moltipli­care.
 Ci vuol bene chi lavori e porti il peso. Più poveri ci sono e più numerose le braccia che domandano lavoro. Quindi, concorrenza… delle braccia, possibilità di scelta, minor costo. Mi giudicherete fa­cinoroso e falso perché nessuno ha la spudoratezza di dirle certe cose. Abbiamo imparato a memoria il vocabolario della buona creanza sociale e certi segreti intendimenti non li scoperchiamo: ma in fondo a certe maniere di giudicare e sopratutto a certe maniere di comportarci, c'è la diabolica voglia di moltiplicare i poveri per poter meglio scegliere e pagarli peggio. Quando il portafoglio ha preso il posto del cuore, il diavolo può mettersi tranquillaménte a riposo; lo scolaro gli bagna il naso.
Qualcuno li vuole per una ragione romantica. Non so trovare una parola più propria, né mi sforzo di cercarla. Quando certi sen­timenti mi fanno groppo, non sto a guardare nel vocabolario.
Una pennellata di colore ci vuole, se tutti fossimo vestiti bene, che mono­tonia! Vicino alla pelliccia profumata ci vuole un povero scialle strappato; una blusa rattoppata vicino all'abito da sera.
Ci vuole un piede nudo lungo il marciapiede tra tante scarpe di mocassino. Chi sta bene può anche vedere le cose sotto l'aspetto estetico. Egli vive di immagini, quasi fosse sempre a teatro, sempre spettatore, mai at­tore: mentre gli gioverebbe mettersi nella realtà per capire come sia diverso fare il povero dall'immaginarlo. Poi, c'è anche la maniera ro­mantica di aiutare il povero. Se non ci fossero i poveri come si po­trebbe diventare benefattori? Se un nostro contadino o un nostro operaio hanno una bella figliuola, si può anche vestirla bene per farsela amica o compagna.
E poi ci si diverte per i poveri.
C'è così bisogno di denaro anche per la beneficenza, che non c'è proprio il caso di annusarlo.
Mi ci son trovato e mi è venuto voglia di buttarlo via. Poi, mi si è affacciato chi aveva fame e ho dovuto riprendere in mano anche questo denaro.
Dicevano gli antichi che il denaro non puzza. Non puzza, ma ripugna.
Ci si diverte e si fa del bene: ci si diverte facendo del bene.
Allora io penso che certi divertimenti non avrebbero gusto se non ci fosse legato il gusto di fare un po' di bene. Mi pare di scor­gere sul volto, dei godenti, la noia del godere e mi vergogno di pensare che qualcuno abbia bisogno di misurare il proprio benes­sere sullo star male degli altri. Quanto potrà durare? I vetri sono fragili e uno schermo di vetro fra i due mondi, è uno schermo che fa ridere.
S. Paolo, parlando di evangelizzatori non autorizzati, conclude­va: "purché Cristo sia predicato". Vorrei dire, pensando a chi si diverte per i poveri: "purché il povero entri nel cuore dei ricchi ".
Oggi, entra ballando, ma domani potrebbe divenire una presenza umana.
Dio si serve di tante strade e dei materiali più diversi per creare un tabernacolo ai suoi prediletti.
Però se volete che vi dica fino in fondo il mio pensiero su que­sta moda, eccovelo:
È una brutta moda borghese e mi rincresce che il proletariato stia per appropriarsela, scambiandola per una stra­da di solidarietà. Io ne conosco un'altra più bella: costa un pochino di più, ma il povero vi può passare senza sentirsi umiliato.                              
Don Primo Mazzolari   ("Adesso" n. 8 – 30 aprile 1949)

mercoledì, dicembre 17, 2008

Il cielo in una casa

Nella mia casa ci sono due stanze,
due lettini, una piccola finestra,
e un gatto bianco.
Nella mia casa mangiamo
solo la sera
quando il babbo torna a casa
con il sacchetto pieno di pane
e di pesce secco.
Nella mia casa siamo tutti poveri,
ma il mio babbo ha gli occhi celesti,
la mia mamma ha gli occhi celesti,
il mio fratello ha gli occhi celesti e
anche il gatto ha gli occhi celesti.
Quando siamo tutti seduti a tavola,
nella nostra casa,
sembra che ci sia il cielo
 Una bimba del Costarica

Se un bambino

Se un bambino vive nella critica, impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia, impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna, impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento, impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà, impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità, impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione, impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia, impara a trovare l'amore nel mondo.
Dorothy Law Nolte

martedì, dicembre 16, 2008

Sperare

Sperare vuol dire continuare ad amare e a credere
malgrado le volte che ci siamo ingannati,
malgrado le volte che abbiamo ingannato.
Louis Evely

lunedì, dicembre 15, 2008

Caro fratello

Amo molto tutti voi e amo la giustizia.
Non approviamo la violenza, malgrado riceviamo violenza.
Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce di morte.
Caro fratello, se la mia vita ti appartiene, ti apparterrà pure la mia morte.
Ezechiele Ramin, missionario comboniano, 1953-1985

venerdì, dicembre 12, 2008

I poveri fanno paura

Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono con­tare: i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure v'è chi tiene la statistica dei poveri e ne ha paura : paura di una pazienza che si può anche stancare, paura di un silenzio che potrebbe di­ventare un urlo, paura del loro lamento che potrebbe diventare un canto, paura dei loro stracci che potrebbero farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potrebbero farsi barricata.
E sarebbe così facile andare incontro al povero! ci vuoi così poco a dargli speranza e fiducia! Invece, la paura non ha mai suggerito la strada giusta.
Ieri, fu la paura che pagò manganellatori: e non vorrei che oggi la paura consigliasse di nuovo a qualcuno di foraggiare quel qualsiasi movimento di reazione invece di essere giusti verso co­loro che hanno diritto alla giustizia di tutti.
Ma c'è da perdere, oggi, a far lavorare.
Chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo il lavoro? Prima del guadagno, c'è l'uomo: prima del diritto al guadagno, il diritto di vivere. Sta scritto infatti: «tu non ucci­derai ».
Il guadagno può farci omicida: e Giuda ha venduto il Sangue del Giusto, per trenta denari.
 
La paura fa anche dire: — Non sono mai contenti i poveri. Diamo cinque ed è come non glieli avessimo dati: diamo dieci e il volto non cambia. La ragione c'è e non vi fa onore…
Date cinque e con la mano tenete il cuore chiuso: date dieci e il cuore lo tenete ancora più chiuso.
Perché teniamo il cuore chiuso con i poveri? crediamo forse ch'essi abbiano soltanto bisogno d'aumenti?
La povertà non si paga: la povertà si ama.
Per questo motivo non raggiungeremo mai l'incontro lungo la strada delle concessioni. Fino a quando ci sarà una classe che può concedere e una classe che può reclamare un diritto, non avremo il ponte.

Qualcuno trova più comodo e redditizio distrarre e stordire il povero con i divertimenti, onde fargli dimenticare che ha qualche cosa da chiedere una richiesta di giustizia da presentare. Per to­gliergli dignità, per togliere, al povero la sua eminente dignità, lo si stordisce.
I patrizi della decadenza avevano creato il tribunum volupta­tum per sollazzare i poveri. Ho l'impressione che molti, borghesi e no, si assumerebbero volentieri, direttamente o indirettamente, il poco nobile ufficio.
I poveri che si divertono non fanno le barricate: i popoli che si abbruttiscono si possono comperare.             
 Don primo Mazzolari  ("Adesso" n. 7 – 15 aprile 1949)

giovedì, dicembre 11, 2008

Beati coloro

Beati coloro
che hanno scelto
di vivere sobriamente
per condividere i loro beni
con i più poveri.
Beati coloro che rinunciano
a più offerte di lavoro
per risolvere
il problema dei disoccupati.
Beati i funzionari
che sveltiscono
gli iter burocratici
e tentano di risolvere i problemi
delle persone non informate.
Beati i banchieri,
i commercianti
e gli agenti di vendita
che non approfittano
delle situazioni
per aumentare i loro guadagni.
Beati i politici e i sindacalisti,
che si impegnano a trovare
soluzioni concrete
alla disoccupazione.
Beati noi
quando smetteremo di pensare:
"Che male c'è nel frodare,
tanto lo fan tutti".
Allora la vita sociale
sarà un'anticipazione
del Regno dei Cieli.
Paul Abela

mercoledì, dicembre 10, 2008

Ogni giorno

Ogni mattina è una giornata
intera che riceviamo.
Una giornata preparata
apposta per noi.
Non vi è nulla di
troppo e nulla
di non abbastanza,
nulla di indifferente
e nulla di inutile.
È un capolavoro
di giornata che viene a
chiederci di essere vissuta.
Noi la guardiamo
come una pagina
d'agenda, segnata d'una
cifra e d'un mese.
La trattiamo alla
leggera come un foglio
di carta.
Se potessimo
frugare il mondo e
vedere questo giorno
elaborarsi e nascere
dal fondo dei secoli,
comprenderemmo
il valore di un solo
giorno umano.

 Magdaleine Delbrel

venerdì, dicembre 05, 2008

Il dono

Ci sono quelli

che danno poco del molto che hanno

e lo danno per ottenere riconoscenza,

e il loro desiderio guasta i loro doni.

E ci sono quelli

che hanno poco e lo danno tutto.

Sono proprio loro

quelli  che credono nella vita

e nella generosità della vita,

e il loro scrigno non è mai vuoto.

Ci sono quelli che danno con gioia,

e questa gioia è la loro ricompensa.

E ci sono quelli che danno con dolore,

e questo dolore è il loro battesimo.

E ci sono quelli che danno

e nel dare non provano dolore

né cercano gioia

né danno pensando alla virtù.

Essi danno come in quella valle laggiù

dove il mirto esala nello spazio la sua fragranza.

Per mezzo delle mani di gente come loro

Dio parla e dietro ai loro occhi

egli sorride alla terra.

È bene dare quando si è richiesti,

ma è meglio dare quando,

pur non essendo richiesti,

comprendiamo i bisogni degli altri.

E per chi è generoso,

il cercare uno che riceva

è gioia più grande che non il dare.

E c'è forse qualcosa che vorresti trattenere?

Tutto ciò che hai

un giorno o l'altro sarà dato via.

Perciò dà adesso,

si che la stagione del dare sia la tua,

non quella dei tuoi eredi.
G. Kahli Gibran

giovedì, dicembre 04, 2008

Resta con noi

A tutti i cercatori del tuo volto
mostrati, Signore;
a tutti i pellegrini dell'assoluto,
vieni incontro, Signore;
con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare
cammina, Signore;
affiancati e cammina con tutti i disperati
sulle strade di Emmaus;
e non offenderti se essi non sanno
che sei tu ad andare con loro,
tu che li rendi inquieti
e incendi i loro cuori;
non sanno che ti portano dentro:
con loro fermati poiché si fa sera
e la notte è buia e lunga, Signore.

David Maria Turoldo

martedì, dicembre 02, 2008

Orizzonti

Qualunque sia la tua condizione di vita non lasciarti imprigionare dalla ristretta cerchia della tua piccola famiglia. Una volta per tutte adotta la famiglia umana. Bada a non sentirti estraneo in nessuna parte del mondo. Sii un uomo in mezzo agli altri. Nessun problema, di qualsiasi popolo, ti sia indifferente. Vibra con le gioie e le speranze di ogni gruppo umano. Fa' tue le sofferenze e le speranze di ogni uomo.
Vivi la scala mondiale, o meglio ancora, universale.  Helder Camara