Un conto è opporsi alle derive più estreme
e più irrealistiche di una determinata antropologia
– e sia nel woke sia nel gender gli esempi non mancano –
un conto è rifiutare le persone che quella cultura
ha contribuito a rendere visibili e rifiutare le loro legittime richieste
di dignità e di non discriminazione.
È l’errore commesso già anni fa sul gender
da certa parte del mondo cattolico, quando
– compreso chi scrive –
abbiamo confuso le priorità e invece di chiederci
quali ingiustizie
ci fossero alla base delle denunce formulate da questa nuova cultura
– il maschilismo, gli stereotipi relazionali,
la donna angelo del focolare, il mito della famiglia ideale
– ci siamo chiesti come difendercene,
entrando in una logica da guerra culturale
in cui ci siamo trovati alleati con forze politiche e culturali
che avevano e tuttora hanno un’altra idea della società,
della persona, dei diritti.
Luciano Moia, La cultura “woke”, noi cattolici e la lezione
dimenticata sul gender, Avvenire